I caschi MIPS da ciclismo e il loro funzionamento

Come funziona la tecnologia MIPS e perché può fare la differenza in caso di caduta

Leggi la guida
Tre caschi da ciclismo appoggiati sull'asfalto di una strada

Quando si parla di sicurezza in bicicletta, il casco è uno degli elementi più importanti dell’equipaggiamento. Negli ultimi anni, però, la progettazione dei caschi si è evoluta introducendo soluzioni pensate per gestire non solo il semplice colpo contro una superficie, ma anche le dinamiche più complesse che possono verificarsi durante una caduta.

Tra queste c’è la tecnologia MIPS, acronimo di Multi-directional Impact Protection System. È un sistema sviluppato per offrire un livello aggiuntivo di protezione in determinate situazioni, soprattutto quando il casco viene coinvolto in un impatto obliquo.

Ma cosa cambia concretamente rispetto a un casco tradizionale? E perché questa tecnologia è diventata così diffusa nel mondo del ciclismo?

Che cos’è MIPS

MIPS è un sistema integrato all’interno del casco che prevede una struttura a bassa frizione, progettata per consentire un piccolo movimento controllato tra la testa e il casco in caso di determinati impatti.

L’idea alla base è abbastanza intuitiva. Durante una caduta, il casco può entrare in contatto con il terreno non soltanto frontalmente, ma anche con un angolo. In queste circostanze, l’urto può provocare un movimento che non è esclusivamente lineare.

Il sistema interno del casco è progettato per accompagnare e gestire parte di questo movimento, contribuendo a limitare la quantità di energia che può essere trasferita direttamente alla testa.

Casco da ciclismo MET Rivale con tecnologia MIPS visto di lato

Per visualizzare meglio il concetto, si può pensare a due superfici sovrapposte. Se sono completamente bloccate una all’altra, qualsiasi movimento della prima viene trasmesso immediatamente alla seconda. Se invece esiste uno strato che permette un certo scorrimento controllato, parte del movimento può essere assorbita o gestita prima di arrivare all’altro elemento.

È questo, in termini semplici, il ruolo della struttura MIPS.

Perché una caduta non è sempre un semplice colpo

Quando immaginiamo un incidente in bicicletta, spesso pensiamo alla testa che colpisce il terreno dall’alto verso il basso. Nella realtà, le cadute possono essere molto più imprevedibili.

Un ciclista può perdere aderenza in curva, urtare un ostacolo, cadere lateralmente oppure essere sbalzato dalla bicicletta. In molti di questi casi, il casco può toccare il terreno in maniera inclinata e non perfettamente perpendicolare.

Calotta di un casco da ciclismo POC Auric Cut con sistema MIPS, progettata per gestire anche gli impatti obliqui

Questo dettaglio è importante perché il corpo continua a muoversi anche quando una parte del casco entra in contatto con la superficie. La testa può quindi essere sottoposta a sollecitazioni differenti da quelle di un semplice impatto diretto.

La progettazione MIPS cerca di tenere conto proprio di questo tipo di dinamica, aggiungendo un elemento specifico all’interno della struttura protettiva.

Un esempio concreto

Immaginiamo un ciclista che percorre una strada bagnata. La ruota anteriore perde improvvisamente aderenza e il ciclista cade di lato.

Nel momento in cui la testa entra in contatto con l’asfalto, il casco non viene necessariamente colpito in modo perpendicolare. Il contatto può avvenire con un angolo e generare una combinazione di movimenti.

In una situazione del genere, lo strato interno del sistema MIPS può consentire un piccolo spostamento relativo tra casco e testa.

Non si tratta di un movimento ampio e nemmeno di qualcosa che il ciclista percepisce durante la normale pedalata. È una risposta progettata per intervenire in una situazione specifica e contribuire a gestire parte delle sollecitazioni dell’impatto.

Naturalmente, ogni caduta è diversa e non è possibile stabilire in anticipo quanto un determinato sistema possa incidere sul risultato di un incidente reale.

MIPS rende un casco più sicuro?

La risposta deve essere data con una certa attenzione.

La presenza di MIPS non significa che un casco possa impedire qualsiasi tipo di trauma o garantire una protezione assoluta. Nessun dispositivo di sicurezza è in grado di eliminare completamente i rischi associati a una caduta.

Il vantaggio consiste nell’aggiungere una soluzione progettata per affrontare una particolare dinamica degli impatti.

Per questo motivo, quando si valuta un casco, non è corretto concentrarsi esclusivamente sulla presenza del sistema MIPS. La qualità complessiva dipende da numerosi fattori, tra cui la capacità di assorbimento dell’energia, la struttura del casco, il sistema di regolazione, la copertura della testa e soprattutto la vestibilità.

Un casco molto sofisticato, infatti, deve comunque essere indossato correttamente per poter svolgere al meglio la propria funzione.

La vestibilità è fondamentale

Prima ancora di valutare caratteristiche come peso, aerodinamica o ventilazione, è importante assicurarsi che il casco sia della misura corretta.

Deve aderire alla testa senza risultare eccessivamente stretto e non dovrebbe spostarsi facilmente durante la pedalata. Il sistema di regolazione posteriore deve permettere di ottenere una calzata stabile, mentre il cinturino deve essere regolato in maniera adeguata sotto il mento.

Due cicliste indossano casco e occhiali sportivi su una strada di montagna

Anche la posizione del casco fa la differenza. Indossarlo troppo arretrato, per esempio, può lasciare scoperta una parte della fronte che dovrebbe invece essere protetta.

Per questo, MIPS non deve essere considerato come un sostituto di una buona vestibilità, ma come una caratteristica che si inserisce all’interno di un sistema di protezione più ampio.

MIPS e casco tradizionale: cosa cambia?

A livello estetico, la differenza può essere quasi impercettibile. Molti caschi dotati di questa tecnologia hanno infatti un aspetto molto simile ai modelli tradizionali.

La principale differenza si trova nella struttura interna.

Il sistema aggiunge un elemento progettato per consentire il movimento controllato descritto in precedenza. In condizioni normali, il ciclista può utilizzare il casco senza percepire particolari differenze rispetto a un modello convenzionale.

La caratteristica diventa rilevante soprattutto quando si verifica un determinato tipo di impatto.

Questo è uno degli aspetti interessanti della tecnologia: non richiede al ciclista di modificare il proprio modo di pedalare e non dipende da un'azione da compiere al momento dell'incidente.

Quanto può fare la differenza nella pratica?

Non esiste una risposta uguale per ogni incidente.

La dinamica di una caduta dipende dalla velocità, dal terreno, dalla posizione del ciclista, dall'angolo dell'impatto e da numerosi altri fattori. Per questo non è possibile affermare che un casco MIPS proteggerà una persona meglio in qualsiasi situazione.

Quello che si può dire è che il sistema nasce per affrontare una specifica componente degli impatti e rappresenta quindi un ulteriore elemento di progettazione orientato alla sicurezza.

In altre parole, non è una caratteristica miracolosa, ma una tecnologia che si aggiunge alle altre soluzioni già presenti nel casco.

Come scegliere un casco MIPS da ciclismo

La scelta dovrebbe partire innanzitutto dal tipo di utilizzo.

Un ciclista che percorre principalmente strade asfaltate potrebbe avere esigenze differenti rispetto a chi pratica mountain bike, gravel o utilizza la bicicletta quotidianamente in città.

Una volta individuata la tipologia di casco, è importante verificare che la misura sia corretta e che il modello sia comodo e stabile.

Casco da bici MET Revo MIPS visto di tre quarti

A questo punto possono essere valutati altri aspetti: ventilazione, peso, regolazione, visibilità, copertura della testa e caratteristiche specifiche del modello.

La presenza di MIPS può rappresentare un ulteriore criterio di scelta per chi vuole prendere in considerazione anche questo livello di protezione.

È inoltre fondamentale verificare che il casco rispetti gli standard di sicurezza previsti per la propria categoria e seguire le indicazioni del produttore.

E dopo una caduta?

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la sostituzione del casco dopo un impatto significativo.

Anche quando all’esterno non sono presenti crepe o danni evidenti, la struttura interna potrebbe aver assorbito parte dell’energia dell’urto. Per questo, dopo una caduta importante, è generalmente opportuno valutare la sostituzione del casco seguendo le indicazioni del produttore.

Lo stesso vale per un casco che presenta segni di deterioramento, danni o componenti compromessi.

La sicurezza, infatti, non dipende soltanto dalla tecnologia utilizzata al momento dell'acquisto, ma anche dalle condizioni in cui il dispositivo viene mantenuto nel tempo.

La tecnologia è un aiuto, non una garanzia

Il punto fondamentale è forse proprio questo: un casco MIPS non rende una caduta sicura e non elimina i rischi associati a un incidente.

Il suo obiettivo è offrire un ulteriore strumento per gestire una situazione che può verificarsi durante una caduta.

Per il ciclista, quindi, la scelta di un casco dovrebbe essere parte di una valutazione più ampia. Una buona vestibilità, una struttura adeguata, il rispetto degli standard di sicurezza e un utilizzo corretto sono tutti elementi che contribuiscono alla protezione.

La tecnologia MIPS si inserisce in questo insieme come un ulteriore passo avanti nella progettazione dei caschi moderni.

Non è necessario pensare al casco come a un dispositivo capace di prevedere ogni possibile incidente. È più utile considerarlo per quello che è: una barriera progettata per ridurre le conseguenze di un evento che, per sua natura, non può essere previsto.

Ed è proprio questo il motivo per cui caratteristiche come MIPS meritano di essere conosciute. Capire come sono progettati i dispositivi che utilizziamo ogni giorno permette infatti di scegliere con maggiore consapevolezza, senza affidarsi soltanto alla pubblicità o all'aspetto estetico del prodotto.

Quando si parla di sicurezza in bicicletta, ogni dettaglio conta. E conoscere ciò che si indossa sulla testa è un buon punto di partenza.